Non so bene come fare... È passato tanto tempo e non so se riesco ancora a scrivere come un tempo. Ho riprogrammato il mio cervello a scrivere mail di lavoro e non più testi elaborati o post*.
Sta per uscire un nuovo album degli Strokes e, anche se non me ne sono accorto immediatamente, piano piano ha cominciato a salirmi il magone. In questi giorni ho avuto il feed piano piano sempre più invaso da loro canzoni e piano piano sono cominciati a riaffiorare ricordi sopiti. Mi ritrovo a canticchiare le loro canzoni, album che mi erano piaciuti ma che avevo rimosso perché usciti post-noi (l'ultimo in piena pandemia e a tal proposito non sono mai riuscito a chiederti tu come l'hai vissuta). Onestamente non so nemmeno se allo stato attuale delle cose lo vorrei veramente ascoltare un nuovo album. Mi chiedo se per te possa essere lo stesso, se anche per te esistano cose per cui la nostra storia ti abbia guastato il sapore (dio spero di no. Ma come per me la depressione ha letteralmente influito, e ancora influisce, su una grossa parte della mia vita, immagino che la mia persona ti abbia causato una parte di rabbia e pentimento nella tua. Dunque sì, anche se non mi reputo importante per te mi reputo lo stesso un fastidio nella tua esistenza).
Mi trema il petto e sento di non avere pieno controllo del movimento delle mie mani da quanto sono spaventato dalla mia insicurezza nell'affrontare, anche se solo tra me e me, questo argomento...
Penso sia innegabile che io, coscientemente o inconsciamente, abbia legato questo gruppo a te. Loro come altri artisti ovviamente, eppure forse gli Strokes li soffro di più. È incredibilmente scoraggiante pensare di dover affrontare quasi 20 anni di accumuli, abitudini, rimorsi repressi, una montagna di... cose. Cose buttate come rifiuti in una discarica** per coprire una ferita e non farle vedere mai più la luce del sole. E farlo con il retro-pensiero che comunque per il resto delle nostre esistenze tu non mi perdonerai mai. Sentirsi contemporaneamente codardi ed arrendevoli perché non mi è stato insegnato a guardare alle mie emozioni senza provare vergogna e non saperlo fare da soli. Mi è stato insegnato così tanto a fare da solo ma quello che non mi è stato insegnato per quanto minore quantitativamente sembra avere il peso specifico del Sole. Tu stessa hai provato ad insegnarmi e io sono arrivato a farti desistere. A sfiancarti e sfibrarti fino al punto di volerti allontanare. È una colpa che sento pesare come un macigno, una colpa verso entrambi, con te prima e con me stesso adesso. E sento di meritarmela interamente.
Mi merito questo e non mi merito di provare piacere ad ascoltare gli Strokes e mi viene da piangere.
E non è quella forma di pianto perché sono commosso emotivamente, piango perché sono incredibilmente triste.
*("Christian tu scrivi troppo discorsivo, devi schematizzare, semplificare" ma vaffanculo vah, fanculo alla comunicazione professionale ridotta all'osso per massimizzare la produttività, fanculo a questi airbag alla creatività, fanculo al minimizzarsi e adeguarsi a parlare trattando i cretini e gli analfabeti come se fossero persone normali, essere illetterato è una disabilità per te e per chi ti sta accanto stronzo, una disabilità che andrebbe ghettizzata, derisa e punita, punto. Mi fate ancora salire il nazzismo).
**e quella discarica è il mio cuore? No, sono io. Io e basta.